A scuola d’italiano in moschea

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Bilancio del «Laboratorio cittadinanza», tra Monte Antenne e la Magliana

A scuola d’italiano in moschea E Ferrero chiede aiuto alla Rai

Lezioni con 15 donne musulmane di Storia, Diritto e Costituzione con 25 immigrati islamici

di Paolo Brogi

«Bisogna muoversi prima che sia troppo tardi. La situazione in Italia sta peggiorando, non illudiamoci. Ma abbiamo un vantaggio sul resto dell’Europa, i fenomeni da noi non sono ancora cristallizzati. Per questo l’esperimento che si è appena concluso nella Moschea di Roma ha il valore di un modello generale…». Il ministro della solidarietà sociale Paolo Ferrero è andato ieri a raccogliere i primi frutti dell’esperimento lanciato in aprile nelle moschee di Roma. E lo ha fatto proprio dentro la Moschea di Monte Antenne che insieme a quella della Magliana ha registrato negli ultimi tre mesi il primo “Laboratorio cittadinanza”, una serie di corsi per donne e uomini islamici dove si è cercato di insegnare la lingua italiana e di far conoscere i costumi giuridici nonché la storia del paese in cui questi immigrati sono venuti a vivere. «Annunciato il 2 aprile si è appena concluso con successo», ha ricordato Mostafa El Ayoubi, caporedattore della rivista “Confronti”, coordinatore del progetto pilota che ora, come ha ricordato Ferrero, sarà esteso a tutta Italia con uno stanziamento di 10 milioni di euro, con cui si potranno fare almeno mille corsi ognuno sorretto da circa diecimila euro. Quindici donne musulmane hanno partecipato, ogni domenica e ogni volta per tre ore, al corso di alfabetizzazione di lingua italiana che si è tenuto nella grande Moschea. «Esperienza molto bella e faticosa», spiega la professoressa Giovanna Caggia, ex del liceo Righi e ora in pensione. «C’erano maghrebine, pachistane, una siriana, ma soprattutto livelli molto diversi di conoscenza della lingua». Nella moschea della Magliana si sono tenuti invece i corsi di “educazione alla cittadinanza”. Venticinque i partecipanti, stavolta solo maschi, di nazionalità egiziana, maghrebina, sudanese, bengalese. Le materie insegnate: Costituzione (Paolo Naso), norme sull’immigrazione (El Ayoub), scuola italiana (il preside dell’ Avogadro, Ligabue), politica e storia italiana (Luigi Sandri, ex corrispondente Ansa). «Che cosa li ha meravigliati di più? – si chiede il professor Naso -. Scoprire che la Costituzione sia fondata sul lavoro. Questa idea di stato li stupisce. Così come restano stupiti quando scoprono quanto sia giovane la nostra democrazia». Contenti il segretario del Centro Islasmico, Abdellah Redouane, l’imam della Magliana, Sami, il parlamentare egiziano Abdel Fattaf Hasan. «Le moschee sono luoghi aperti – ha ricordato Redouane -. Ringraziamo il governo italiano per questa nuova opportunità». Ma basta un esperimento a contrastare il trend negativo individuato dal ministro sul fronte della convivenza? Ferrero ha intanto rivelato di aver incontrato da poco il direttore generale della Rai Cappon con una precisa richiesta: allestire in tv un corso d’italiano. «La Rai si è mostrata interlocutoria – spiega il ministro Ferrero -. Vedremo cosa pensano di fare. Ci stanno pensando…». Insomma un «Non è mai troppo tardi» a misura di immigrati, che sono ormai oltre i 300 mila nel Lazio e i tre milioni in Italia. Nascerà per loro un maestro Manzi del nuovo secolo?

(Dal Corriere della Sera, 13/7/2007).

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