A Sanremo si canterà in dialetto

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Cambia il regolamento del Festival. La Lega: “Vittoria”

SANREMO

Lunedì dovrebbe essere ufficiale. Nell’articolo 6 del regolamento del Festival della Canzone Italiana 2010, l’edizione che sarà condotta da Antonella Clerici (foto), accanto all’obbligo della lingua italiana, si precisa che «si considerano appartenenti alla lingua italiana, quali espressioni di cultura popolare», anche le ’canzoni in lingua dialettalè«. Esulta la Lega, la cui battaglia sull’uso dei dialetti prosegue ormai da tempo.

“Una grande vittoria dei popoli”. Così titolerà La Padania l’articolo che riguarda lo sdoganamento dei dialetti al prossimo Festival di Sanremo. «Ne ho parlato in questo momento con Bossi. È un successo enorme il direttore del giornale, Leonardo Boriani- un successo della Lega e di Bossi, che arriva dopo pagine e pagine, la scorsa estate, del nostro giornale, dedicate alle lingue locali». «Dopo le pagine dialettali -prosegue Boriani- sono stato avvicinato da gruppi di lingua, dal nord al sud, anche persone non vicine alla Lega, gente però unita dall’interesse per i dialetti. Non mi piace il termine -dice- ma dopo che anche i grandi media se ne sono occupati, possiamo dire di avere davvero “sdoganato” le lingue regionali». Boriani ricorda che che un amministratore comunale di Sanremo aveva proposto un festival parallelo in dialetto. «Ora arriva la notizia che i dialetti saranno al Festival della Canzone italiana, quello vero, e questa è davvero una vittoria per noi».

«In barba alle cornacchie e agli elegantoni della lingua, il più importante Festival della canzone si apre alle lingue materne, rompendo un tabù vecchio di 60 anni. Ne sono felice». Con queste parole il ministro delle politiche agricole, Luca Zaia, commenta la notizia dell’apertura alle canzoni in dialetto nel regolamento della prossima edizione del Festival di Sanremo, in programma dal 16 al 21 febbraio.

«Una lingua è tale quando diventa non solo veicolo di comunicazione, ma anche strumento di espressione. In tante regioni e province italiane -dichiara Zaia- il dialetto è utilizzato per parlare in famiglia, con gli amici, per rivolgersi al parroco, al medico o per chiedere un’informazione. Da sempre, nelle osterie e nelle feste popolari grandi e piccole delle regioni italiane, si canta nei diversi dialetti. Esistono Festival, teatrali o musicali, interamente pensati e costruiti in lingua materna che attirano migliaia di turisti ogni anno».

Che oggi sia finalmente permesso cantare a Sanremo in lingua materna, secondo Zaia, «è un passo importante per la valorizzazione di queste lingue che è sempre stata, per noi della Lega, molto più che una provocazione. A differenza di quanto hanno sostenuto e sostengono ancora oggi certi passatisti, scandalizzati dall’idea di aprire le scuole e la Rai agli idiomi del territorio, la lingua è un corpo vivo. Tutelare quelle materne -conclude il ministro- significa ravvivare ogni giorno, con orgoglio, la memoria, la cultura, la storia dei singoli territori. Significa difenderne l’identità».

Dalla Lega propaganda fine a se stessa. Il partito di Bossi si arroga meriti che non ha. È da tempo che i dialetti, le lingue territoriali, fanno parte del bagaglio culturale della musica e della canzone italiana». È quanto afferma Jacopo Venier, responsabile Comunicazione del Pdci, a commento della notizia dell’apertura alle canzoni in dialetto nel regolamento della prossima edizione del Festival di Sanremo, in programma dal 16 al 21 febbraio 2010.

«È da decenni che cantautori e non -continua Venier- si pensi per esempio a Pierangelo Bertoli, Fabrizio De Andrè, Edoardo Bennato, Enzo Jannacci, Roberto Murolo, Francesco Guccini, Pino Daniele, Peppe Servillo, Nino D’Angelo o gruppi come i Tazenda, che proprio a San Remo si sono esibiti cantando per lo più nell’idoma logudorese della Sardegna settentrionale, hanno cantato e cantano in dialetto. La Lega scopre l’acqua calda -conclude- e si vende per sua una cosa che già esiste, a dimostrazione che la realtà è più avanti persino della propaganda politica».

Accolgono favorevolmente la novità del Festival dal Meeting degli indipendenti. «Siamo felici di constatare che la direzione di Sanremo ha accolto con favore la proposta, formulata già dal Consigliere Comunale di Sanremo Marco Lupi e da noi fortemente appoggiata, di inserire le canzoni dialettali nel prossimo Festival»: così Giordano Sangiorgi, patron del Mei, il Meeting degli Indipendenti che si terrà a Faenza il prossimo 27, 28 e 29 novembre, commenta il nuovo regolamento del Festival di Sanremo dalla conferenza stampa a Verona sul programma del Mei. «L’utilizzo del dialetto nella nuova scena musicale indipendente italiana è una presenza fissa e costante da ormai oltre 15 anni. Siamo quindi d’accordo – prosegue – ad aprire finalmente una finestra televisiva verso questa importante realtà musicale capace di contrastare l’omologazione della musica globale.»

Il Meeting degli Indipendenti da tempo porta avanti la battaglia per un maggiore riconoscimento del dialetto nella musica italiana: ad agosto ha incoronato «Curre curre guagliò» dei 99 Posse come miglior canzone dialettale di tutti i tempi, e proprio in questi giorni è uscito il disco «Aie d’Italia», cd ufficiale del Mei 2009, una raccolta di 33 brani provenienti da tutte le Regioni d’Italia e cantati in dialetto. Il progetto contiene brani di artisti come Teresa De Sio, Davide Van De Sfroos, i Mau Mau e Ginevra di Marco e verrà presentato ufficialmente dagli artisti a Faenza il 27 novembre alla presenza del Ministro per la Gioventù, Giorgia Meloni, il direttore artistico di Sanremo Gianmarco Mazzi ed il Consigliere Comunale sanremese Marco Lupi.

Nettamente contrari al dialetto al Festival la Fimi. «Si è mai visto pretendere di trasformare la mostra del cinema di Venezia in un festival del cinema dialettale? Esistono decine di eventi e festival in Italia utili per salvaguardare le realtà locali e l’industria musicale, in particolare, da sempre produce anche artisti che cantano in dialetto, ma il festival della canzone italiana dovrebbe puntare ad altri obiettivi di più ampio respiro invece di rinchiudersi su se stesso». Lo afferma Enzo Mazza, presidente della Federazione dell’industria musicale italiana.

«I nostri politici dimostrano come sempre -continua Mazza- una grande distanza dai problemi reali del settore musicale che si trova in una fase di grande crisi strutturale. Oggi, nell’era del web, dove tutti possono accedere alla musica a livello globale, si dovrebbe favorire l’esportazione della musica italiana nel mondo tramite, ad esempio -conclude- una grande vetrina televisiva del Made in Italy invece di trasformare Sanremo in una festa di paese».

Anche a Little Tony l’idea non piace. «Sanremo in dialetto? Ormai siamo alla frutta». Little Tony, veterano del palco dell’Ariston, che esprime tutto il suo disappunto sull’idea di portare a Sanremo brani in dialetto: «Non ho nulla in contrario contro il dialetto -spiega il cantante- il problema è che non ci sono più belle canzoni e ormai si inventano di tutto».

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/musica/grubrica.asp?ID_blog=37&ID_articolo=1613&ID_sezione=62&sezione=News[addsig]




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