25 APRILE RADICALE: PER LIBERARSI ANCHE DAI LIBERATORI L’ERA MANIFESTERA’ CON LA STELLA VERDE SUL PE

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25 APRILE RADICALE: PER LIBERARSI ANCHE DAI LIBERATORI L’ERA MANIFESTERA’ CON LA STELLA VERDE SUL PETTO.

Sabato 25 aprile con la galassia radicale abbiamo deciso di manifestare per una nuova Liberazione: dal sessantennio partitocratico ora, come dal ventennio fascista allora.

I dirigenti e militanti dell’Associazione Radicale “Esperanto” sfileranno con una stella verde appuntata sul petto.

La stella verde, simbolo del movimento esperantista, sta a rappresentare la speranza di liberazione dal ghetto in cui l’italiano e il suo popolo sono oggi rinchiusi, insieme agli altri popoli non anglofoni, in attesa del compimento del genocidio linguistico e popolare in atto, così come denunciato dalle Nazioni Unite e dall’UNESCO. Sta a rappresentare la speranza per una lingua internazionale che salvaguardi i popoli, dia identità alla comune razza umana e incarnazione linguistica alla pace. E’ un simbolo di resistenza a quella nuova ideologia della superiorità della “razza” anglofona di cui sono portatori e collaboratori i gerarchi della partitocrazia, a cominciare dal Presidente Berlusconi, i Baroni universitari e gli intellettuali di Regime.

“Noi radicali, dice Giorgio Pagano, Segretario dell’ERA, siamo gli eredi di quegli italiani che nel ventennio lottarono, andarono in galera, morirono o rischiarono la morte contro il Regime, senza aspettare comodamente l’avvento dei liberatori magari facendo nel frattempo carriera all’ombra del Fascio. Gli eredi di coloro che impegnarono i loro corpi, le menti ed i cuori nell’aiutare gli americani nella loro avanzata. Che presero il loro vessillo e le loro istituzioni come modello verso gli Stati Uniti d’Europa, gli stessi italiani antifascisti e anticomunisti che oggi, senza complessi di inferiorità o di colpa, senza servilismo o rivalsa, possono deliberatamente esimersi dall’andare a rendere ossequioso omaggio a coloro i quali, da liberatori, sono diventati gli occupanti della nostra lingua, della nostra cultura, della nostra mente, della nostra economia.

Credo che il nostro debito di gratitudine verso i liberatori, dopo oltre 60 anni, vada considerato estinto, altrimenti si tramuta in usura.”

Questo messaggio è stato modificato da: annarita, 23 Apr 2009 – 23:30

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E.R.A.
E.R.A.

25 APRILE RADICALE: PER LIBERARSI ANCHE DAI LIBERATORI L’ERA MANIFESTERA’ CON LA STELLA VERDE SUL PETTO.<br /><br />
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Sabato 25 aprile con la galassia radicale abbiamo deciso di manifestare per una nuova Liberazione: dal sessantennio partitocratico ora, come dal ventennio fascista allora.<br /><br />
I dirigenti e militanti dell’Associazione Radicale “Esperanto” sfileranno con una stella verde appuntata sul petto.<br /><br />
La stella verde, simbolo del movimento esperantista, sta a rappresentare la speranza di liberazione dal ghetto in cui l’italiano e il suo popolo sono oggi rinchiusi, insieme agli altri popoli non anglofoni, in attesa del compimento del genocidio linguistico e popolare in atto, così come denunciato dalle Nazioni Unite e dall’UNESCO. Sta a rappresentare la speranza per una lingua internazionale che salvaguardi i popoli, dia identità alla comune razza umana e incarnazione linguistica alla pace. E’ un simbolo di resistenza a quella nuova ideologia della superiorità della “razza” anglofona di cui sono portatori e collaboratori i gerarchi della partitocrazia, a cominciare dal Presidente Berlusconi, i Baroni universitari e gli intellettuali di Regime. <br /><br />
“Noi radicali, dice Giorgio Pagano, Segretario dell’ERA, siamo gli eredi di quegli italiani che nel ventennio lottarono, andarono in galera, morirono o rischiarono la morte contro il Regime, senza aspettare comodamente l’avvento dei liberatori magari facendo nel frattempo carriera all’ombra del Fascio. Gli eredi di coloro che impegnarono i loro corpi, le menti ed i cuori nell’aiutare gli americani nella loro avanzata. Che presero il loro vessillo e le loro istituzioni come modello verso gli Stati Uniti d’Europa, gli stessi italiani antifascisti e anticomunisti che oggi, senza complessi di inferiorità o di colpa, senza servilismo o rivalsa, possono deliberatamente esimersi dall’andare a rendere ossequioso omaggio a coloro i quali, da liberatori, sono diventati gli occupanti della nostra lingua, della nostra cultura, della nostra mente, della nostra economia.<br /><br />
Credo che il nostro debito di gratitudine verso i liberatori, dopo oltre 60 anni, vada considerato estinto, altrimenti si tramuta in usura.” <br /><br />
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