2015, l’inglese lingua globale

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Da uno studio del British Council, ecco come si trasformeràil nostro modo di comunicare in un solo decennio 2015, l'inglese lingua globalela parlerà mezzo mondo
Gli errori saranno sempre più tollerati, i “puristi” meno compresidi CARLA POWER

Il nome della scuola, Cambridge School of Languages, evoca immagini di aristocratici anglosassoni che conversano tra loro nell'inglese della Regina, così definito perché corretto e senza inflessioni. In realtà, però, questa “scuola di Cambridge” è formata da alcune malsane stanzette con sedie sgangherate e si trova in un sobborgo di Delhi. La sua principale rivale non è Oxford, ma la vicina Euro Languages School, dove un corso di inglese di tre mesi costa 16 dollari. Il direttore Chietan Kumar, dichiara: “Ai nostri studenti diciamo che per avere successo occorrono due cose: l'inglese e il computer. Noi insegniamo il primo, per il secondo occorre rivolgersi qui accanto” e indica un altro negozio con l'insegna di Internet. Da un recente rapporto elaborato del British Council risulta che nel giro di dieci anni due miliardi di persone studieranno l'inglese e metà del mondo – tre miliardi di individui – lo parlerà. La febbre della Cina per l'inglese – arrivata a livelli inauditi grazie al recente ingresso nell'Organizzazione mondiale del commercio e in attesa delle Olimpiadi del 2008 – ha persino un termine specifico in mandarino, Yingwen re. Anche i governi di Tunisia e Turchia esercitano pressioni perché l'inglese sia imparato da tutti, ammettendo che insieme ai computer e alle emigrazioni in massa, questa lingua è il motore turbo della globalizzazione. Da un punto di vista linguistico si tratta di un mondo nuovo. Coloro che parlano inglese pur non essendo madrelingua ormai superano i madrelingua tre a uno: lo afferma l'esperto di lingua inglese David Crystal, tra i libri del quale c'è “Inglese come lingua globale”. “Non è mai accaduto prima che una lingua fosse parlata da più gente come seconda lingua che dai madrelingua”.
Nella sola Asia il numero delle persone che parla inglese ha raggiunto i 350 milioni, all'incirca pari alla somma degli abitanti degli Stati Uniti, della Gran Bretagna e del Canada. Al momento ci sono più bambini cinesi che studiano l'inglese – 100 milioni – di bambini britannici. Chi apprende a parlare in inglese non assorbe passivamente la lingua, ma la trasforma. Nuove forme di inglese stanno dunque spuntando come funghi in tutto il mondo: si va dall'”Englog”, l'inglese che si parla nelle Filippine, al “Japlish” giapponese, all'”Hinglish”, un mix di hindi e inglese che spunta un po' ovunque, dalle pubblicità dei fast food ai campus universitari dell'Asia meridionale. La globalizzazione senza precedenti dell'inglese sarà un'autentica rivoluzione. In futuro secondo Crystal potrebbero coesistere tre forme di inglese: quello che si parla localmente con influenze dialettali, una varietà nazionale che si parlerà al lavoro o a scuola, e infine l'inglese standard internazionale utile a intendersi con gli stranieri. Considerato inoltre che i madrelingua inglese sono e saranno sempre più una minoranza nel mondo anglofono, va quasi affermandosi l'idea che gli studenti dovrebbero smettere di imitare l'accento di Boston e ricorrere piuttosto all'inglese parlato localmente. I ricercatori stanno iniziando a studiare gli “errori” commessi da chi parla inglese senza essere un madrelingua. Forse nell'arco di una generazione gli insegnanti non correggeranno più gli studenti che diranno “a book who” oppure “a person which”. La linguista Jennifer Jenkins, esperta di inglesi parlati nel mondo presso il King's College di Londra, si chiede perché alcuni asiatici, che hanno problemi a pronunciare il suono “th” dovrebbero sprecare il loro tempo a imparare a pronunciare correttamente “thing” invece di dire “sing” o “ting”, e sottolinea che i piloti internazionali già adesso pronunciano la parola “three” come “tree” nei loro comunicati via radio, essendo questa pronuncia molto più comprensibile. Di fatto, l'inglese è già oggi il comune denominatore linguistico. Con ogni probabilità se siete un business executive coreano a Shangai, un burocrate tedesco che sforna leggi su leggi a Bruxelles o un biochimico brasiliano che prende parte a una conferenza in Svezia, parlate comunque inglese. E i docenti universitari di Cambridge che persistono nel parlare il Queen's English potrebbero un giorno essere accolti con dei risolini di derisione o con sguardi assenti. I business executive inglesi o americani che persistono nell'usare le loro espressioni idiomatiche in gergo potranno un giorno perdere dei contratti. Soltanto una generazione fa erano solo le elite, i diplomatici e i direttori generali ad aver bisogno dell'inglese per lavoro. Oggi in Cina il Comitato organizzativo delle Olimpiadi di Pechino del 2008 sta invitando lo staff, le guide turistiche, i tassisti e persino i comuni cittadini ad imparare l'inglese. Anche la tecnologia riveste un ruolo di rilievo nel trionfo globale dell'inglese. L'ottanta per cento delle informazioni archiviate elettronicamente nel mondo sono in inglese. Il 66 per cento degli scienziati le leggono dunque in tale lingua. E le scuole stanno diventando sempre più creative: nell'agosto scorso la Corea del Sud ha aperto i suoi primi soggiorni full immersion. Il Gyeonggi English Village, costruito su una piccola isola del Mar Giallo e sovvenzionata dal governo provinciale, è dotata di una falsa banca in perfetto stile hollywoodiano, e di un finto aeroporto dove gli studenti devono effettuare tutte le possibili transazioni e operazioni in inglese. “In questo villaggio vogliamo preparare cittadini globali, che possano aiutare la Corea a competere e a vincere a livello internazionale nell'epoca della globalizzazione” afferma Sohn Hak Kyu, governatore della provincia di Gyeonggi.
(© 2005 Newsweek, Inc. Traduzione di Anna Bissanti) (28 febbraio 2005)
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