10 giugno: Fra fascisti e sfascisti, il lento suicidio assistito dell’Europa.

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Dichiarazione di Giorgio Pagano, Segretario dell’Associazione Radicale Esperanto

 

«Il 10 Giugno 1940 l’Italia entrò in guerra con uno storico discorso di Mussolini ma pochi sanno che, poche ore dopo quelle parole ispirate ad un nazionalismo fanatico, venivano prontamente trasmesse in Esperanto su Radio Roma. L’EIAR (futura RAI) pubblicava financo il proprio bollettino mensile nella Lingua Internazionale. Già, il tanto a ragione vituperato regime fascista che mirava alla futura gloria della potenza italiana, stretta nell’abbraccio di arte e tecnica (Sironi docet), aveva compreso che nessuna minaccia poteva venire dall’Esperanto. Anzi, i fascisti inconsapevolmente, compresero che questo mezzo linguistico non etnico e imparziale poteva essere quanto di più efficace nelle relazioni internazionali ma, al contempo, poteva favorire lo sviluppo e l’espansione della lingua italiana come polo di attrazione mondiale “di elezione”.

Non fu, purtroppo, questo particolare aspetto che molte nazioni europee (Germania inclusa dove, semmai, molti esperantisti furono perseguitati) ripresero del fascismo. Il continente fu macchiato da indicibili atrocità. Non ultima quella verso se stesso, disintegrandosi in una guerra fratricida.

Oggi per fortuna il processo d’integrazione europea si è avviato e il futuro è, in un certo senso, ancora nostro. Però dobbiamo capire che quella guerra è stata persa da tutta l’Europa, la UE è stata disegnata dagli americani stessi – con la significativa eccezione del detestato Euro – e noi viviamo in uno stato di occupazione permanente, mentale prima che materiale.

Ovunque ci sia una base americana non siamo padroni della nostra terra, costretta ad ospitare armi di qualsiasi tipo e ad attirare contro di noi un terrorismo che, magari, combatteremmo con le armi della nonviolenza, piuttosto che lavare il sangue col sangue come ci ha insegnato la recente vicenda della guerra di Bush e Blair in Iraq. Non siamo padroni dei nostri cieli.

Soprattutto, non siamo padroni delle nostre menti, quelle che dovrebbero vivere e pensare in italiano, la lingua con cui siamo nati e l’unica nella quale possiamo davvero pensare nel senso pieno del termine. Invece ministri e rettori di serie C continuano a susseguirsi al potere e tentano in tutti i modi di tagliarci e toglierci e la lingua, cioè di non farci pensare.

La verità può essere cruda ma rimane la verità: gli “sfascisti” di oggi sono peggiori e più pericolosi dei fascisti di ieri perché il loro obiettivo è il genocidio italiano: uccidere nei propri figli la libertà di pensare e formarsi nella loro lingua madre per farli divenire cuculi inglesi.

Sono fiducioso che il Consiglio di Stato confermerà la sentenza del Tar Lombardia e non permetterà al Politecnico di Milano di eliminare la lingua italiana dall’Università ma, se gli europei non si sveglieranno da questo incubo hollywoodiano a cui ci hanno condannati, un singolo caso non basterà e la nostra patria europea andrà incontro non al “tramonto” di cui parlava Spengler, ma ad un suicidio assistito. Dall’inglese ovviamente!».




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